James Joseph Heckman ha ricevuto nel 2000 il Premio Nobel per l’Economia (assieme a Daniel McFadden) per il suo contributo allo sviluppo di teorie e metodi statistici e all’analisi di dati econometrici. La sua fama si deve alla dimostrazione scientifica e alla misurazione di un’intuizione pedagogica: quanto vale, in termini economici e sociali, investire nell’educazione di un bambino nei suoi primi anni di vita? La risposta è… vale moltissimo. Più di ogni altro investimento pubblico possibile.
Spiegare su base scientifica quanto grande sia il potere dell’istruzione, capace di trasformare l’economia e la società, come ha fatto Heckman, è particolarmente e politicamente importante in un momento in cui verità assodate vengono messe in dubbio (pensiamo al terrapiattismo…) e valori universali (l’educazione, la cultura…) vengono sottoposti a svalutazioni e riduzioni da parte di politiche ottuse e autodistruttive, accecate da un falso, immediato, vantaggio o da una finalità contingente (la scuola non per formare l’individuo, ma solo per prepararlo al lavoro).
La teoria di Heckman illustra il valore di un’alleanza tra cultura ed economia per creare una società migliore, che produca benessere vero e duraturo.
Una cultura senza investimenti economici è destinata a soccombere.
Un’economia senza cultura non può che produrre sfruttamento e un profitto che non è in grado di valutare i danni che produce.
Con Heckman, ciò che era un fondamento pedagogico (la cura dell’infanzia e dell’istruzione), diventa un piano economico di sviluppo e proprio su tali argomenti, lunedì 15 giugno all’Università Cattolica di Brescia, lo studioso ha tenuto un’attesissima Lectio Magistralis.
Le basi della teoria di Heckman
Il cervello umano si modella continuamente a seconda delle esperienze, ma è all’inizio della vita che si ha il massimo sviluppo di connessioni neuronali (quelle che ci permettono di fare collegamenti, di pensare, di trovare soluzioni, etc. etc.). Un bambino che cresce in un ambiente stimolante, culturalmente vivace, creativo, tra libri, musica, arte e natura, con affetti e routine stabili, costruisce fondamenta cognitive ed emotive solide. Un bambino che invece cresce in un ambiente con pochi stimoli culturali, in condizioni di stress, povertà, trascuratezza, avrà uno svantaggio iniziale che faticherà a compensare per tutta la vita.
La cura e le esperienze positive generano competenze e le competenze di base si accumulano e facilitano l’apprendimento in età adulta (“abilità, genera abilità”). L’acquisizione di conoscenze fin da piccoli, moltiplica l’efficacia dell’istruzione e della formazione future.
La Curva di Heckman e il suo contributo all’educazione

In un grafico apparentemente semplice, vediamo sull’asse verticale il rendimento dell’investimento in istruzione ovvero i benefici economici e sociali che produce ogni cifra spesa. Sull’asse orizzontale troviamo l’età alla quale l’investimento viene fatto.
Heckman dimostra che:
- Il rendimento è massimo in età precoce (0-3 anni) e può raggiungere i 13 dollari per ogni dollaro investito in programmi di qualità per l’infanzia, operando in un contesto svantaggiato
- Il rendimento si riduce progressivamente con l’avanzare dell’età
- gli investimenti nella scuola primaria hanno un ottimo rendimento, se pur inferiore a quelli nella fascia 0-6
- gli investimenti nella scuola secondaria sono ancora utili, anche se la curva decresce rispetto alla prima infanzia
- gli interventi correttivi in età adulta (programmi di riqualificazione professionale o recupero scolastico) hanno i rendimenti più bassi e sono i più costosi per la collettività.
Sarebbe sbagliato pensare che non valga la pena investire nelle scuole secondarie, superiori o nelle università, tuttavia – a parità di risorse disponibili- investire precocemente è l’opzione più vantaggiosa.
Due sono le ragioni di quanto osservato:
la prima è dovuta all’effetto cumulativo: le competenze già acquisite facilitano le successive. Abilità, generano abilità e quanto prima si sviluppano, meglio è;
la seconda è data dal costo dell’inazione: non intervenire presto, significa dover spendere molto di più dopo in riparazione di percorsi scolastici, supporto sociale, sanità e infine sistema giudiziario.
Studi che trasformano la visione internazionale sull’istruzione.
Heckman ha lavorato per decenni su diversi programmi, con famiglie in condizioni di svantaggio socioeconomico, dimostrando che i bambini a cui veniva offerto un percorso scolastico di alta qualità, da adulti avevano tassi di occupazione più alti, salari più elevati, minore ricorso all’assistenza pubblica, minore coinvolgimento in attività criminali e migliore salute. Il costo investito era notevole, ma alla fine il rendimento netto per la società era di circa 7-13 dollari per ogni dollaro investito.
Un altro grande apporto di Heckman è stato quello relativo all’importanza delle soft skills (competenze trasversali) quali le abilità relazionali, comunicative e comportamentali utili nelle interazioni con gli altri e nel modo di affrontare i problemi, rispetto al credito dato universalmente alle hard skills (le conoscenze tecniche) o al QI (quoziente intellettivo). Temi di estrema attualità da approfondire nelle nostre scuole.
L’istruzione in Italia
Il nostro paese ha una tradizione educativa riconosciuta: il metodo Montessori si è diffuso in tutto il mondo già nella prima metà del Novecento, il Reggio Emilia Approach, noto come Reggio Children, di Loris Malaguzzi è un’altra eccellenza internazionale, eppure l’Italia soffre di alcune fragilità strutturali. Secondo i dati OCSE e ISTAT, l’Italia investe meno della media europea nell’educazione della prima infanzia (0-6 anni) in proporzione al PIL. L’iscrizione ai servizi educativi per i bambini di 0-3 anni è tra le più basse d’Europa, con notevoli diseguaglianze tra Nord e Sud. Il tasso di abbandono scolastico precoce è tra i più alti dell’Unione Europea. La povertà educativa è un problema reale: secondo il rapporto annuale di Save the Children, molti bambini in Italia non hanno accesso a libri, attività culturali, educazione extrascolastica.
Il ruolo dei piccoli comuni
Nei piccoli comuni (6.200 sotto i 7000 abitanti) i servizi educativi sono spesso scarsi o assenti, eppure è proprio nei contesti di fragilità sociale ed economica che l’intervento precoce produce i rendimenti più elevati. Rinunciare a investire oggi, significa pagare molto di più domani. Offrire una rete di servizi per la fascia 0-3 anni, sostenere i neogenitori, garantire interventi di alta qualità (con operatori esperti a contatto con bambini e ragazzi), sostenere le famiglie vulnerabili, predisporre piani per l’integrazione e il recupero scolastico, offrire occasioni per fare esperienze e costruire un ambiente culturalmente stimolante e creativo, va inteso come investimento prioritario e non come un costo al quale si può rinunciare.
Se Heckman venisse a Casorate Sempione, cosa suggerirebbe?
Casorate Sempione ha servizi educativi dal Nido alla Secondaria di I grado e dunque siamo responsabili di un capitale umano importantissimo da proteggere e per il quale predisporre, dentro e fuori da scuole e servizi educativi, un ambiente stimolante e culturalmente ricco.
La scuola non è solo un’istituzione che si occupa dei nostri figli mentre noi siamo al lavoro, non è routine, non è solo imparare a contare, leggere e scrivere: è un settore strategico della massima importanza nel quale porre quante più risorse mirate possiamo. Sottovalutarlo o svalutarlo, implica una mancanza di informazione e di aggiornamento estremamente pericolosa e nociva per la Comunità. Un quadro strategico a favore della Scuola dovrebbe comprendere le strutture che accolgono gli alunni, il sostegno alla didattica, il sostegno alle famiglie, un sistema di compensazione degli svantaggi sociali, un piano per l’integrazione, proposte culturali di qualità, sinergie da sviluppare coinvolgendo nella missione altri servizi tra cui, in primis, la Biblioteca con personale qualificato e altre realtà del territorio. Poi si potrà pensare anche a feste e a momenti ludici e conviviali (utilissimi a sensibilizzare tutta la Comunità sull’importanza della Scuola e dell’Istruzione), ma il piano programmatico e di investimento da parte di chi governa deve essere razionale, organizzato e innovativo nel suo nucleo forte, costruito grazie a un dialogo quotidiano tra Scuola e Amministrazione e con una figura competente a presiedere i lavori.
Il programma di Sogniamo Casorate prevedeva un Assessorato all’Istruzione e alla Cultura e azioni strategiche e in sinergia tra Comune e Scuole, poiché – riportando una frase dell’intervento di Heckman a Brescia «Il potere trasformativo dell’educazione risiede nella sua capacità di espandere le capacità umane. L’istruzione non si limita a trasmettere conoscenza; modella il modo in cui le persone pensano, risolvono problemi, si relazionano con gli altri e affrontano un mondo complesso».
Riportiamo da Il Giornale di Brescia del 15 giugno 2026:
Il Nobel Heckman: «L’istruzione di qualità crea anche più ricchezza»
“L’economista americano ha tenuto una lectio magistralis nell’aula magna Tovini dell’Università Cattolica di Brescia dedicata all’«Education power».
All’Unicatt di Brescia arriva il Nobel per l’Economia James J. Heckman
“Le sue ricerche hanno dimostrato che gli investimenti precoci nell’infanzia – in educazione, sostegno familiare e sviluppo delle competenze socio-emotive –, generano i più alti rendimenti economici e sociali, ponendo le basi per una crescita equa e sostenibile. I suoi modelli strutturali hanno ridefinito il modo in cui gli economisti e i decisori politici analizzano l’efficacia degli interventi sociali, educativi e occupazionali”
Sitografia:
J. Heckman, “Skill Formation and the Economics of Investing in Disadvantaged Children” (Science, 2006)
J. Heckman & D. Masterov, “The Productivity Argument for Investing in Young Children” (2007);
*** che a Casorate Sempione è stato soppresso l’Assessorato all’Istruzione.
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