Maternità e lavoro in Italia: una crisi politica, non privata

Dati, disuguaglianze e responsabilità pubbliche dietro la crisi della maternità

In Italia la maternità continua a essere raccontata come una scelta individuale.

I dati, però, dicono altro: è una questione strutturale e politica, che riguarda il lavoro, il welfare, la demografia e la tenuta sociale del Paese.

Il rapporto Le Equilibriste – La maternità in Italia 2025 di Save the Children fotografa con chiarezza una realtà che da anni viene rimossa dal dibattito pubblico: diventare madre in Italia comporta una penalizzazione sistematica, economica e occupazionale. 

Un Paese che fa sempre meno figli (e non per caso)

Nel 2024 in Italia sono nati 370.000 bambini, con un calo del 2,6% rispetto al 2023.

Il tasso di fecondità è sceso a 1,18 figli per donna, il livello più basso mai registrato, inferiore persino al minimo storico degli anni ‘90.

L’età media al parto ha raggiunto i 32,6 anni.

Questi numeri indicano che il calo demografico è una scelta razionale in un contesto che rende avere figli economicamente e professionalmente rischioso, soprattutto per le donne.

La child penalty: quando i figli aiutano gli uomini e penalizzano le donne

Il mercato del lavoro italiano reagisce alla genitorialità in modo opposto a seconda del genere.

Nel 2024 l’occupazione in Italia appare così:

GENERESENZA FIGLICON FIGLI MINORI
UOMINI77,8%91,9%
DONNE68,9%63,1% 1 figlio60,1% 2 figli o più

Avere figli aumenta la partecipazione maschile al lavoro e riduce quella femminile.

Questo divario è strutturale e persistente nel tempo.

Studi basati su dati INPS mostrano che, a quindici anni dalla nascita del primo figlio, le madri hanno una crescita salariale inferiore del 57% rispetto alle donne senza figli con caratteristiche simili. La penalità deriva soprattutto dalla riduzione delle settimane lavorate, dal ricorso al part-time ( che sia volontario o involontario) e soprattutto dall’uscita temporanea ( ma che spesso, troppo spesso, si trasforma in definitiva) dal mercato del lavoro

Madri sole: il punto più fragile del sistema

Il rapporto 2025 concentra l’attenzione su un segmento largamente invisibile nelle politiche pubbliche: le madri single.

In Italia oltre 1,14 milioni di nuclei familiari sono monogenitoriali con figli sotto i 20 anni e l’83% è composto da madri sole. Di questi il 41,3% delle madri e il 27,6% dei padri è a rischio povertà o esclusione sociale e il dato segnala una disuguaglianza netta: la vulnerabilità economica non dipende dalla monogenitorialità in sé, ma dal genere. Le madri sole concentrano più spesso lavoro povero, bassa intensità lavorativa, carriere discontinue e maggiore esposizione alla precarietà abitativa.

Nonostante questo, il sistema di welfare italiano continua a essere costruito sull’ipotesi di una famiglia composta da due adulti più i figli, con una divisione tradizionale dei ruoli, che non corrisponde più alla realtà sociale.

Servizi carenti e welfare familistico: la radice del problema

La penalizzazione delle madri  è il prodotto di scelte politiche precise.

L’Italia spende per famiglie e figli circa l’1,5% del PIL, meno della media europea e molto meno di Paesi come Francia, Germania o Svezia. Per dare un’idea spendiamo il 16,3% del PIL per le pensioni, più della media Europa, e sappiamo bene quanto in realtà questo sia un altro grande problema; non abbiamo pensioni alte ma, come un cane che si morde la coda, la denatalità influisce sulla ripartizione pro capite del sistema pensionistico.

Le dimissioni volontarie delle lavoratrici madri ne sono un indicatore diretto: nel 2022 oltre il 70% delle convalide di dimissioni per genitori con figli 0–3 anni ha riguardato donne, e nel 63,6% dei casi la motivazione era la difficoltà di conciliazione, soprattutto per carenza di servizi.

In altre parole molte donne sono spinte fuori da un sistema che non offre alternative praticabili: o il lavoro o i figli. O i figli li fai, o li mantieni.

Una questione politica, non privata

La maternità in Italia  è una questione che non deve rimanere individuale.  È un nodo centrale che intreccia occupazione femminile, sostenibilità del sistema previdenziale, disuguaglianze sociali e declino demografico. Un sistema che si intreccia inesorabilmente e che concorre a creare la situazione che è sotto gli occhi di tutti noi.

Continuare a trattarla come un problema privato delle famiglie, o come una questione da affrontare con bonus temporanei, significa accettare una traiettoria di impoverimento strutturale del Paese.

Conclusione

Il messaggio che emerge dai dati è netto:

senza un investimento serio e continuativo in servizi, tempo, lavoro di qualità e condivisione della cura, la maternità resterà un fattore di esclusione.

Si tratta di decidere che tipo di società vogliamo costruire.

Perché un Paese che chiede alle donne di reggere tutto da sole non sta premiando il merito, né la libertà di scelta. Sta solo rinviando il costo di un fallimento politico.

https://www.savethechildren.it/cosa-facciamo/pubblicazioni/le-equilibriste-la-maternita-italia-nel-2025

2 risposte a “Maternità e lavoro in Italia: una crisi politica, non privata”

  1. Avatar toohonestly52089b015f
    toohonestly52089b015f

    mi piace leggervi perché siete chiari e sintetici. L’argomento della “child penalty” è molto interessante: non lo conoscevo e non me l’aspettavo. Sempre grazie.

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  2. Avatar Greta
    Greta

    Tutto reale purtroppo

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